Kraven Il Cacciatore dovrebbe essere vegano? “Non ha senso che mangi una bistecca”

L'attivista e cinefila che mette in guardia dai film con contenuti sensibili per i vegani.

Viviamo in un’epoca in cui l’espressione della sensibilità individuale ha raggiunto livelli senza precedenti. Le piattaforme online permettono a chiunque di condividere le proprie opinioni e preoccupazioni su qualsiasi argomento, compresi quelli che riguardano il mondo del cinema. Tra questi, il sito Does the Dog Die si è affermato come un database di “trigger warning” per gli spettatori più sensibili, espandendosi ben oltre la semplice questione della morte degli animali nei film.

In questo contesto, una recensione su Letterboxd ha recentemente attirato l’attenzione per la sua insolita critica nei confronti di Kraven – Il cacciatore, il film Sony incentrato sulle origini del celebre nemico di Spider-Man. L’autrice della recensione, Allison McCulloch, attivista vegana di 42 anni, ha espresso perplessità sul fatto che Kraven, nonostante venga presentato come un personaggio in sintonia con la natura e capace di comunicare con gli animali, consumi carne. “Avrebbe senso che Kraven fosse vegano. Ci ho pensato. Penso che sia un problema degli autori, perché non ha senso che risparmi la vita del leone e comunichi con altri animali solo per mangiare una bistecca più tardi”, ha scritto McCulloch.

La recensione, che fa parte di una raccolta di oltre 25.000 post pubblicati dall’attivista su Letterboxd, non si limita a valutare i film dal punto di vista narrativo o tecnico, ma introduce un ulteriore livello di analisi legato alla rappresentazione degli animali e al consumo di prodotti di origine animale. Il film su Kraven, secondo McCulloch, contiene numerosi elementi problematici: dall’uso di pellicce e tappeti di tigre alla presenza di personaggi che esprimono gioia nel cacciare e uccidere animali.

Questa particolare prospettiva critica ha inevitabilmente suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, alcuni vegani e ambientalisti vedono nelle osservazioni di McCulloch uno spunto per una riflessione più ampia sulla coerenza della rappresentazione dei personaggi nel cinema. Dall’altro, molti considerano la sua posizione estrema e fuori luogo, arrivando a ridicolizzarla come un eccesso di sensibilità.

Indipendentemente dalle opinioni personali sul veganismo, il lavoro di McCulloch invita a una riflessione più profonda sulla rappresentazione del rapporto tra umani e animali nel cinema e nella cultura pop. La sua analisi, per quanto possa sembrare eccessiva a qualcuno, pone una questione interessante: fino a che punto è possibile (e necessario) rendere coerente un personaggio con i valori che sembra incarnare? E soprattutto, quanto influisce il consumo di carne sulla percezione di un eroe o di un villain?

Il caso di Kraven – Il cacciatore potrebbe non essere l’ultimo a sollevare questo tipo di discussioni, soprattutto in un’epoca in cui la sensibilità collettiva è in continua evoluzione e il cinema continua a essere uno specchio delle nostre contraddizioni e convinzioni.

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