Dying for sex: recensione della serie TV con Michelle Williams
Dying for sex, lo spettacolo FX con l’attrice Michelle Williams – ispirato alla storia vera di una donna morta l’8 marzo 2019, all’età di 45 anni, a causa di un cancro terminale – debutta il 4 aprile 2025 in esclusiva su Disney+, con tutti e otto gli episodi che lo compongono. Scritto e co-creato da Kim Rosenstock & Elizabeth Meriwethere e basato sul podcast di Wondery e Nikki Boyer, presenta un cast d’eccezione che comprende, accanto all’attrice protagonista, Jenny Slate, Jay Duplass, KelvinYu, David Rasche e Esco Jouléy, con Rob Delaney e Sissy Spacek.
Dying for sex racconta la storia di una malata terminale che esplora la varietà dei suoi desideri sessuali

Guardando Dying for sex viene innanzitutto da chiedersi come mai Michelle Williams, nonostante le cinque nomination ricevute fra attrice protagonista e non protagonista, non abbia ancora vinto un Oscar?! Perché l’attrice è davvero sublime in questo show prodotto da 20th Television, interpreta Molly (Michelle Williams): una donna che dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro metastatico al seno al quarto stadio, decide di lasciare il marito Steve (Jay Duplass) per esplorare, per la prima volta nella sua esistenza, la varietà e la complessità dei suoi desideri sessuali. Trova il coraggio d’imbarcarsi in questa avventura grazie alla sua fedelissima, affettuosissima e devota amica Nikki (Jenny Slate). Nelle puntate come nella vita di Molly non c’è più spazio per giudizi e moralismi: per la protagonista, che ha tantissimo da realizzare nel poco tempo che le resta, non conta più cosa la gente pensi della sua proverbiale “wish list” che provocherà ad ogni modo sempre occhiate di fastidio e contrarietà.
Sesso e morte nella serie tv che è un’esplorazione della vita carica di consapevolezza e accettazione

Che Williams fosse molto brava lo avevamo capito più o meno dai tempi di Dawson’s creek, ma in questo spettacolo il suo ruolo è davvero impegnativo, e include la difficoltà di una performance che deve essere realistica e accettabile nel momento in cui deve raccontare il vissuto di una malata terminale, che prevede peraltro delle scene forti con sesso orale, masturbazioni e una lunga serie di pratiche sessuali non convenzionali che non staremo qua ad elencare per non rivelarvi tutto. Insomma quello di Molly è l’ennesimo ruolo drammatico per l’attrice, che però non richiede una performance da poco. Eppure Michelle è perfetta nel suo personaggio e nel far sì che tutto quanto viene rappresentato sul piccolo schermo venga vissuto da chi guarda con equivalente curiosità, perché si tratta di una storia davvero spontanea se la si analizza da questa prospettiva, che – tenendo sempre in considerazione la memoria della vera Molly Kochan – non rinuncia mai a mostrare. E vale anche la pena sottolineare che, malgrado un titolo che palesa il tema principale, lo show ha davvero molto da dirci sulla pace, sulla consapevolezza e sull’accettazione di se stessi, non solo se si osservano le azioni della protagonista che peraltro non è affatto sola (ma in relazione con altri personaggi costretti a fronteggiare lo stress, le avversità e le situazioni delle proprie vite, affiancano la donna in un viaggio sessuale e di serena accettazione del suo essere indirizzata a morire in poco tempo).
Dying for sex: valutazione e conclusione
Nel finale, Dying for sex raggiunge (sia pure per rimbalzo) il momento più significativo della sua riflessione sul tema della dipartita, per mezzo di una protagonista che ha invitato per tutto il tempo lo spettatore a non perdere le opportunità della vita. Lo show che esplora sesso, morte e vita in modo coraggioso e provocatorio, suscita emozione con l’ausilio di una partitura in termini di chiari e scuri: con un lavoro di regia e le interpretazioni del cast che riescono a fondere efficacemente naturalezza, leggerezza e profondità nella serie tv, talvolta con alcune scene prevedibili e ripetute complessivamente capaci di soddisfare le premesse.