Deadpool & Wolverine: recensione del film con Hugh Jackman e Ryan Reynolds

Hugh Jackman, Ryan Reynolds, Emma Corrin, Matthew Mcfayden (ma non solo, attenti alle sorprese) trascinano due eroi leggendari nel Marvel Cinematic Universe. Deadpool & Wolverine arriva nei cinema italiani il 24 luglio 2024.

È il primo film del Marvel Cinematic Universe (MCU) a uscire in America con il marchio Rated R (minori di 17 anni ammessi solo se accompagnati da un adulto) e nessuno si stupisce. Anzi, è giusto che il turpiloquio prenda il sopravvento, perché le cose, alla Marvel, hanno davvero bisogno di essere messe sottosopra. Deadpool & Wolverine, regia di Shawn Levy e nelle sale italiane dal 24 luglio 2024 per The Walt Disney Company Italia, è il 34° capitolo dell’MCU. Dopo anni di fallimentari Multiversi e incassi in calo, sente il peso del mondo sulle spalle. Sequel di Deadpool (2016) e Deadpool 2 (2018), campioni di un filone cinecomic meno attento alle regole della buona creanza e decisamente più sfrenato, deve trascinare l’eroe interpretato da Ryan Reynolds (anche sceneggiatore) nel franchise Marvel – dopo l’acquisizione della 20th Century Fox da parte della Disney – senza comprometterne il DNA scorrettissimo. E riportare in vita, in maniera credibile, Wolverine. Hugh Jackman aveva salutato con il capolavoro del 2016 firmato James Mangold, Logan. Sembrava davvero un addio. Ora bisogna trovare il modo di riaprire le porte a Wolverine, senza dissacrarne la memoria. Sappiamo che non sarà così. Lo pretendiamo. È il solo modo di far funzionare le cose: non prendersi troppo sul serio, puntare su un umorismo scurrile e autoironico, costruire un’azione serrata, emozionare e commuovere. E tenere i riflettori puntati sui protagonisti. Al loro fianco ci sono Emma Corrin, Matthew Macfayden, Rob Delaney. Per proteggere lo spettatore, meglio fermarsi qui.

Deadpool & Wolverine: la strana coppia, formato cinecomic

Deadpool & Wolverine cinematographe.it recensione

La commedia sul tipo “strana coppia” – Deadpool & Wolverine, che pure è violento e a tratti decisamente sentimentale, resta essenzialmente una commedia scurrile e indiavolata – ha bisogno di opposti (caratteriali) in rotta di collisione. Il film calibra azione e umorismo su idiosincrasie e vezzi di due personaggi fuori scala. Il primo lo interpreta Ryan Reynolds. Il suo Deadpool non sta zitto un momento, ha un codice morale discutibilissimo e il cuore d’oro. Gli amici sono gli stessi di sempre e come sempre è maledettamente innamorato di Vanessa (Morena Baccarin). Gli eventi dell’ultimo film, la sua abilità a viaggiare nel tempo, gli guadagnano l’interesse di Mr. Paradox (Matthew Macfayden), che gli propone di agire per conto della sua agenzia, la TVA (Time Variance Authority). Condizione è che accetti l’inevitabile, sarebbe a dire che il suo mondo sparisca nel nulla (con tutti quelli che ama). Deadpool, che è ossessionato dall’idea di entrare negli Avengers, prima sembra lusingato dalla proposta, poi si ribella. Vuole fare la cosa giusta, salvare il salvabile e trovare il suo posto nel mondo. Ha bisogno di una mano.

Dovrebbe dargliela Logan (Hugh Jackman), ma è morto. Ne deve cercare un altro, perlustrando infiniti universi. L’unico Wolverine disponibile è il peggiore in assoluto: ombroso – più dello standard – ubriacone e travolto dai sensi di colpa. Ecco servita la strana coppia. Uno è un pazzo scatenato, l’altro un antieroe da manuale. Uno parla sempre, l’altro no, anche se va detto che stavolta Hugh Jackman qualcosa in più da dire ce l’ha. Shawn Levy cala Deadpool & Wolverine nell’MCU senza sacrificare l’umorismo dissacrante dei primi due film, cercando la chiave giusta per riconfigurare gli eroi alle coordinate del nuovo universo. L’MCU è un immaginario autoriferito. Cita, insegue e spiega sempre se stesso. Principio che serve a dare coerenza e solidità al franchise anche se, portato alle estreme conseguenze, ha i suoi limiti, nella misura in cui costringe ogni storia a fare i conti con un complesso di riferimenti, citazioni, cifre stilistiche che ne inibiscono, ingabbiandola, la creatività. Con Deadpool & Wolverine lo svantaggio si sente ma non così forte, perché è il primo film per i due eroi come parte dell’MCU e l’effetto novità ha il sopravvento .

Deadpool e Wolverine finiscono nel Vuoto, pianeta discarica dove si raccolgono gli “scarti” degli universi in via di deperimento. Qui incontrano Cassandra Nova (Emma Corrin), telepate e pazza furiosa, sorella di Charles Xavier. Per contrastarla, dovranno cercare aiuto nei posti più impensati. Sarebbe criminale spoilerare – di sorprese ce ne sono e belle grosse – ma allo spettatore più smaliziato non sfuggirà che, ancora una volta, l’MCU si tira fuori dai guai autocelebrandosi e scavando dentro la sua mitologia. Deadpool & Wolverine vale come una sorta di rielaborazione volgare e chiassosa – vietata ai minori – del paradigma cristallizzato dai tre Guardiani della Galassia. C’è tutto, declinato in chiave di estrema scorrettezza: il mix di azione e sentimento, la musica, la celebrazione di un eroismo imperfetto ma sincero e di facile presa. La chiave di volta del film è una combinazione studiata. L’inedita personalità, per l’MCU, dei nuovi eroi. Immersi in un contesto familiare.

Due divi, due amici, tengono il film in equilibrio tra scorrettezza e sensibilità Marvel

Deadpool & Wolverine cinematographe.it recensione

Quando si incontrano due forze inamovibili – l’immaginario Marvel e l’autoironica scorrettezza di Deadpool & co. – la partita non può che risolversi in un onorevole pareggio. Lo richiede l’integrità artistica del progetto, l’appetito dei fan, la sostenibilità finanziaria dell’MCU. I film costano, devono portare utili e qualsiasi combinazione produttiva che allontani la Marvel dall’asse, disorientando il pubblico e compromettendo la formula, è fumo negli occhi. Era complicato far quadrare i conti, tra la scorrettezza di Deadpool & Wolverine e l’intrattenimento colorato, scanzonato ma tutto sommato innocente dell’MCU. Con un surplus di pressione: dal 2022 a oggi, per lo studio quasi solo flop, una brutta china spegabile con trame inconsistenti, scarso appeal divistico e confusione sul macrotema (il Multiverso, fin qui, non ha funzionato). Il film procede, un dignitoso compromesso dopo l’altro. E, per una volta, l’alchimia degli ingredienti ha la sua efficacia. Di più, ha un senso.

È come se Deadpool si fosse preparato al grande salto per gran parte della sua vita cinematografica. La scorrettezza resta la stella polare. La parlantina e la mimica esuberante di Ryan Reynolds, accompagnate da un’azione serrata, esplosioni di violenza e un ritmo, finalmente, apprezzabile, rassicurano lo spettatore dei primi due film: le cose, anche dopo il trasloco, restano le stesse. E incoraggiano il sostenitore Marvel più oltranzista a guardare con fiducia alla novità. Shawn Levy ha gioco facile nel contrapporre le sensibilità attoriali di Hugh Jackman e Ryan Reynolds. Se Deadpool & Marvel è il più soddisfacente film dell’MCU da qualche tempo a questa parte (lo è, ma l’asticella dovrà comunque alzarsi nel prossimo futuro) è perché il film – e il suo regista – non scordano due regole d’oro del cinema commerciale. Primo, puntare su carisma e appeal divistico. Sarebbe ingenuo pensare che, in tutti questi anni, si sia trattato solo di Iron Man o Vedova Nera; molto dipendeva dal fatto che a interpretarli erano Robert Downey Jr. e Scarlett Johansson.

Deadpool & Wolverine non è solo un saggio filmato sulla sintonia dentro-fuori scena tra Ryan Reynolds e Hugh Jackman, ma anche un’accurata esposizione del carisma – cesellato da vera amicizia – di due divi cinecomic al di sopra di ogni sospetto. Non è un caso che l’MCU ritrovi smalto nel momento in cui ritrova i suoi divi. La seconda regola, parola di Hitchcock (un film d’azione vale quanto il suo cattivo), Shawn Levy la segue solo a metà. Da qui si parte per parlare delle cose che, in Deadpool & Wolverine, funzionano un po’ meno. Era da tanto, comunque, che per la Marvel il bilancio non portava il segno più.

Deadpool & Wolverine: conclusione e valutazione

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I cattivi, si diceva. Emma Corrin, che del personaggio ci tiene a far sapere che ha un’idea diversa dalla massa, porta alla sua cattiva una gravità non pretenziosa e una dolcezza perversa. Accoglie con freschezza e convinzione i limiti di un ruolo ingrato. Cassandra lavora sulla mente dei malcapitati che hanno la sfortuna di incrociarla e quindi il suo è per forza di cose un lavoro allusivo, impalpabile; prova superata, nonostante le difficoltà. Poteva esserci di più ma Shawn Levy ne sacrifica il minutaggio. L’ombra posata sulla storia dal duo Jackman-Reynolds si prende tutto, il film e lo spazio riservato ai comprimari (sorprese incluse).

Deadpool & Wolverine è violento, ben calibrato in termini di ritmo, diabolicamente divertente e scorretto nonostante il trasloco nell’MCU. Non riesce a equilibrare del tutto i rapporti tra i due ultra carismatici protagonisti e gli altri. E la tendenza all’autoreferenzialità dell’universo Marvel, ben oltre la novità, offre spunti di autoironico umorismo ma impedisce al film di liberare quel tanto di inaspettato e spiazzante che porta con sé. Ma è bello constatare che, per la prima volta dopo un po’ di tempo, le critiche scalfiscono il film, ma non lo affondano. Resta da misurare l’impatto del carattere sbarazzino e scurrile di Deadpool sull’umore complessivo dell’MCU, ma per questo bisognerà attendere ancora.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.8