Bif&st 2025 – L’ultima sfida: recensione del film di Antonio Silvestre
La recensione dello sport-drama diretto da Antonio Silvestre con Gilles Rocca nei panni di un calciatore sul viale del tramonto. Nelle sale dal 3 aprile 2025 dopo l’anteprima alla kermesse barese.
Non potevano esserci palcoscenici e cornici migliori per il battesimo sul grande schermo de L’ultima sfida se non il Bif&st e il Capoluogo pugliese ,laddove la kermesse cinematografica si svolge ormai da diversi anni. Questo perché la città di Bari e le zone limitrofe hanno fatto da sfondo alle riprese del film e dove la vicenda narrata da Antonio Silvestre è ambientata. Calcisticamente parlando, tanto per restare in tema, alla pellicola in questione è stata data la possibilità di “giocare” in casa la prima di campionato in attesa della distribuzione nelle sale con Amaranta Frame e PFA films programmata per il 3 aprile 2025.
In L’ultima sfida, i temi e gli stilemi dello sport-movie, del calcio nello specifico, diventano i punti cardine e la bussola narrativa e contenutistica
Ad accompagnare il film nella sua prima uscita pubblica alla 16esima edizione del festival barese c’erano, oltre al regista, alcuni dei membri del nutrito cast, a cominciare da Gilles Rocca al quale Silvestre ha voluto affidare il complesso ruolo del protagonista Massimo De Core, un calciatore qualunque che per tutta la sua carriera ha militato nella stessa squadra diventandone la bandiera e inseguendo il sogno, mai realizzato, di vincere un importante trofeo. Quando la sua squadra raggiunge l’insperata finale della Coppa di Lega, la città esplode di entusiasmo. Proprio in quel momento, però, una banda criminale minaccia il Capitano affinché la partita venga truccata e la sua squadra perda. Prende così forma una storia di sogni infranti e desideri mai realizzati, dove il calcio è qualcosa di più di una metafora di vita e le partite si vincono e si perdono, senza mai smettere di mettersi in gioco e rischiare. I temi e gli stilemi dello sport-movie, del calcio nello specifico, diventano dunque i punti cardine e la bussola narrativa e contenutistica che l’autore ha scelto di utilizzare per orientarsi in una terra di mezzo tra dramma, sport e illegalità, sfera pubblica e privata.
L’ultima sfida si poggia sull’arco e la struttura della classica parabola sportiva
Tutto non può che assumere le sembianze della parabola sportiva che sappiamo esattamente dove andrà a finire, con il destino delle figure che la animano e del film in generale che è già scritto dalla vastissima letteratura a disposizione. Si segue di fatto un copione predefinito che ha tantissimi precedenti legato a loro volta a precise regole d’ingaggio, archetipi e stilemi del filone chiamato in causa, quello dello sport-drama appunto. Le dinamiche sono ampiamente codificate e servono a coloro che decidono di percorrerle per disegnare le traiettorie di una storia di caduta e redenzione, oltre che di riscatto. Il ché toglie sicuramente il gusto della scoperta, per via dell’assenza di originalità, ma non il livello di coinvolgimento e passione che opere a sfondo sportivo, calcistico nello specifico come questa, sono capaci di provocare nel fruitore. Ed è su questi ingredienti che Silvestre si s appoggiato per farcire e confezionare lo script, lui che di sport si era già occupato dietro la macchina da presa con il pregevole docu-film Ralph De Palma. L’uomo più veloce del mondo, biopic sulla stella assoluta del firmamento automobilistico mondiale di origini pugliesi. Il plot in effetti non ha niente da registrare di significativo da un punto di vista narrativo e drammaturgico, poiché la parabola alla quale assistiamo segue punto per punto il tracciato che film come questi sono soliti completare in maniera più o meno netta. La vicenda infatti ruota e si sviluppa intorno al bagno di umiltà che è costretto a fare il protagonista di turno per rimettersi in carreggiata e vincere un titolo che lui e tutta la sua gente aspettano da una vita.
In L’ultima sfida, Gilles Rocca attinge ai ricordi e ai trascorsi nel mondo del pallone per restituire sullo schermo il ritratto veritiero di un calciatore sul viale del tramonto
Nell’opera prima del regista e sceneggiatore romano si passa dunque con un palleggio insistito dal buio alla luce e viceversa, esplorando anche quelle che sono le zone d’ombra del mondo dello sport nazional popolare e che il protagonista è costretto ad attraversare nel tortuoso e minato cammino agonistico ed esistenziale che lo aspetta. La mente in tal senso, mantenendo le giuste distanze, torna a L’uomo in più di Paolo Sorrentino e ad Antonio Pisapia, lo stopper integro che non si presta ai trucchi del calcio scommesse interpretato da un Andrea Renzi in stato di grazia. Rocca dal canto suo risulta credibilissimo, aiutato nel percorso di immedesimazione nel personaggio dai trascorsi calcistici di gioventù. Da lì ha attinto per delineare il profilo di De Core, dandogli la giusta dose di verità, a differenza di altri componenti del cast le cui performance sono ampiamente al di sotto delle esigenze e della qualità richiesta nelle interpretazioni. Tra questi non figurano Michele Sinisi, alle prese con uno dei vertici della banda di malviventi e il sempre all’altezza Giorgio Colangeli, che nel ruolo del prete/tifoso alza e non poco l’asticella ogniqualvolta viene chiamato in causa, rubando letteralmente la scena. Purtroppo non tutti sono al loro stesso livello e lo squilibrio è più che evidente. Il risultato risente purtroppo di questa mancanza di continuità, che per quanto ci riguarda è il tallone d’Achille di un film che altrimenti avrebbe potuto disporre di un colpo in più in canna. Da questo punto di vista l’esito spara diversi proiettili a salve che non vanno a bersaglio. Altri invece ci si avvicinano, soprattutto quando la scrittura va a focalizzarsi sugli aspetti positivi e sani del calcio, ossia il rapporto viscerale e l’amore che ci può essere tra il mondo del pallone e i tifosi. Fin troppo chiaro in tal senso è il segnale che l’autore ha voluto dare allo spettatore scegliendo di non avere riferimenti temporali, né di luogo né tantomeno di una squadra realmente esistita, con quella narrata che è storia di tutti gli appassionati di calcio, che vive di riflessi attuali legati al perverso intrigo delle scommesse online ma che resta salda alla tradizione di uno sport tanto amato.
L’ultima sfida: valutazione e conclusione
La classica parabola sportiva e umana, tra cadute e risalite, di un calciatore sul viale del tramonto al centro dell’opera prima di Antonio Silvestre. Un film che sulla scia della metafora si muove tra alti e bassi, spunti interessanti e fragilità strutturali, ma che sfrutta al meglio i temi e gli stilemi del filone calcistico per raccontare luci e ombre, brutto e bello, del mondo del pallone attraverso le disavventure dentro e fuori dal rettangolo di gioco di una figura costretta a camminare sul filo spinato che separa impresa e sogno sportivo da tutto ciò che li può mettere in discussione e mandarli in frantumi. Gilles Rocca al quale il regista ha voluto affidare il complesso ruolo del protagonista Massimo De Core ha ricambiato la fiducia con una performance realistica e credibile, resa possibile dai ricordi personali e dai trascorsi calcistici ai quali l’attore ha potuto e voluto attingere.