MaXXXine: recensione del film di Ti West

Il terzo capitolo della trilogia maligna sul cinema e l’America che cambia di Ti West è quello più spudoratamente pulp, cinefilo e divertente. Scordate la paura, abbracciate il seducente.

Sono una fottuta sex symbol” si diceva a gran voce la temibile e seducente Maxine Minx di Mia Goth, davanti allo specchio di uno squallido camerino di un locale a luci rosse nella sequenza d’apertura di X: A Sexy Horror Story, ricordando a noi tutti una versione certamente più cupa e perversa dell’Eddie Adams/Dirk Diggler di Mark Wahlberg in Boogie Nights – L’altra Hollywood, malinconico e sregolato omaggio di Paul Thomas Anderson alla cinematografia porno statunitense a cavallo tra anni settanta e ottanta. Ancora una volta un camerino, ancora una volta un discorso di ferrea e disperata auto-emancipazione sessuale, che pur venendo da Toro Scatenato di Martin Scorsese, PTA rende inevitabilmente ancor più incisiva e folle. Basti pensare a quella protesi che Wahlberg inaspettatamente esibisce, animando discussioni critiche – e non solo – durate dei decenni e giunte fino ad oggi. Così come Adams/Diggler, anche Maxine consapevole della propria dote sogna il successo, scegliendo di fuggire da qualcosa o qualcuno. Forse il passato, forse molto più. Ma come ben sappiamo, il passato torna sempre a trovarti. Maxine non era pronta, ma noi certamente lo eravamo. In sala da mercoledì 21 agosto, MaXXXine è distribuito da Lucky Red e Universal Pictures International Italy.

MaXXXine: recensione del film di Ti West

C’era una volta… a Hollywood secondo Ti West. La terra dei sogni e la terra del male

Ricordate quel vecchio televisore nella fattoria dimessa, ammuffita e macabra di Howard e Pearl? Non era un dettaglio insignificante e conoscendo la precisione maniacale di West in quanto narratore prima e regista poi, avremmo potuto capirlo. Eppure di X, quell’allucinato sermone televisivo su Hollywood in quanto trappola di perdizione perversa per i giovani d’America, ci appariva solamente uno dei moltissimi elementi interessanti interni al film, tanto da scordarlo. Oggi invece, alla luce di ciò il meraviglioso MaXXXine racconta, ne apprendiamo l’importanza assoluta e definitiva, poiché è proprio in quel televisore e in quel sermone allucinato, che il male si è celato per tutto questo tempo.

Lontani ormai dalla fattoria della mattanza di X e Pearl, ritroviamo Maxine là dove fin da principio era certo che sarebbe arrivata, Hollywood. Eppure, a sogno raggiunto, nulla o quasi è come si sarebbe aspettata. Il porno le sta stretto, ma fa cassetta e il cinema di serie A non sembra affatto intenzionato a posare i suoi languidi e pericolosi occhi su di lei, o almeno… non ancora. Quando accade però, cinema e realtà si fondono e confondono. Il primo lungometraggio horror di Maxine incontra il passato altrettanto macabro e sanguinoso da quest’ultima vissuto e mai realmente elaborato. Il set si tinge di rosso, il male però non è ricostruito, piuttosto è reale e ha un nome, Nightstalker.

Ti West chiude il cerchio attorno alla sua appassionata, nostalgica e cinefila trilogia sull’America che cambia e così anche il cinema, con il capitolo probabilmente più personale, dolce e riflessivo in merito alla forza maligna che si annidava prima e che si annida tutt’ora nello sfarzo e nell’idillio che Hollywood rappresenta per tutti coloro, che senza mai essersi persi d’animo ne hanno inseguito e ammirato le sue più pure e memorabili attrazioni, dunque i film, gli scandali, le storie di rinascita e così anche quelle di caduta, nella speranza un giorno di ritrovarsi tra loro.

Hollywood infatti non è soltanto magia del set, sfrontati provini durante i quali mostrarsi e vendersi spudoratamente per ciò che si è, ma soprattutto per ciò che non si è nemmeno lontanamente, ma che a richiesta si può divenire, circondandosi di divi e dive protagonisti dello star system anni ’80 e così autori e autrici, celebri giornalisti, agenti e via dicendo, scordandosi della propria realtà e identità, poiché tutto è a servizio dello spettacolo, dai corpi, alla morte. La Hollywood che Ti West racconta è infatti figlia di un James Ellroy sotto acidi, capace di scovare il marcio e la violenza, perfino laddove nascosta da esorbitanti quantità di luci, trucco e diamanti. Più in alto si sale e più facile ritrovare la caduta, ecco perché le colline di Hollywood, ecco perché l’olimpo come mera e tragica illusione e luogo di fine, dunque di un nuovo inizio.

Seppur la struttura sia ancora una volta quella dello slasher, garantita dalla presenza del temibile e curioso serial killer battezzato dai media come Nightstalker, questo terzo capitolo della trilogia, che molto probabilmente non rappresenta ancora una conclusione definitiva dell’arco narrativo di Maxine Minx, considerate le recenti dichiarazioni rilasciate da West nel corso della campagna pubblicitaria di MaXXXine, è nel divertimento pulp sregolato, bizzarro e citazionista della propria matrice stilistica e narrativa da cinema d’exploitation, che il film rintraccia la propria anima. C’era una volta… a Hollywood secondo Ti West. Che così come Tarantino insegna, è terra dei sogni e terra del male.

MaXXXine: valutazione e conclusione

Mia Goth, straordinaria interprete che non solo veste i panni della più folle e sregolata scream queen della nostra generazione, scrive anche in compagnia del compagno di vita e carriera Ti West i capitoli di questa saga horror sempre più interessante e promettente, portandosi il film sulle spalle, circondata questa volta da un cast stellare che vede coinvolti nomi come Elizabeth Debicki, Michelle Monaghan, Bobby Cannavale, Lily Collins, Giancarlo Esposito e… Kevin Bacon.

Ed è proprio dal detective interpretato da quest’ultimo, che nasce l’anima fieramente citazionista e cinefila di West, che passando per il Jake Gittes di Jack Nicholson, protagonista assoluto del memorabile Chinatown di Roman Polanski, ritrova anche i toni cupi, misterici e sottilmente orrorifici di Viale del tramonto di Billy Wilder, passando per Psyco di Alfred Hitchcock – la casa di Norman Bates come rifugio. Oppure è un’altra trappola? C’è la madre in cantina, chi invece attende Maxine? -, la dolenza malinconica di Il lungo addio di Robert Altman e ancora suggestioni da Vestito per uccidere di Brian De Palma, L’angelo della vendetta di Abel Ferrara e Mulholland Drive di David Lynch.

Scordate l’horror dei precedenti capitoli e abbracciate questa deriva esilarante, sanguinosa e pulp, il cui merito più grande è definire una volta per tutte con crudele e dolce precisione, ciò che la sua protagonista Maxine Minx in definitiva è, un seducente angelo del male pronto a tutto pur di divenire finalmente una fottuta sex symbol.

Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Sonoro - 4
Recitazione - 4
Emozione - 4

4