The Last Showgirl: recensione del film di Gia Coppola
Il lungometraggio della maturità di Gia Coppola. Un’autrice agli inizi, racconta una diva ormai sul viale del tramonto. Crepuscolare, respingente e dolce. Con una grande prova di Pamela Anderson. In sala da giovedì 3 aprile, distribuzione a cura di Be Water Film
C’è qualcosa che Pamela Anderson e Mickey Rourke hanno in comune. Le luci abbaglianti dei riflettori, televisive o cinematografiche che fossero. Morbosamente sedotte dai due corpi e volti allora giovani e fortemente attrattivi, tanto per “l’occhio” della macchina da presa, quanto del pubblico. Le medesime luci poi offuscate, via via più tenui e infine svanite, poiché concentrate altrove, su nuove estetiche e star del momento, dunque meteore. A seguire la caduta e inevitabilmente il dimenticatoio. Come tornare alla ribalta, se non attraverso un vero e proprio percorso di elaborazione delle ferite, generate da tutto quel buio e da quell’immaginario ormai svanito?
A Rourke viene offerta la possibilità da tre grandi nomi: Darren Aronofsky, Robert Siegel e Bruce Springsteen. È il caso di The Wrestler, vincitore del Leone d’Oro alla 65° edizione del Festival di Venezia. A diciassette anni di distanza, anche a Pamela Anderson, volto e corpo storico, se non addirittura leggendario di Baywatch – e non solo – si presenta la medesima occasione. Laddove però The Wrestler prevede un trio di soli uomini, The Last Showgirl prende vita grazie a tre figure femminili: la regista Gia Coppola, la sceneggiatrice Kate Gersten e l’interprete protagonista Pamela Anderson.
Shelley Gardner racconta Pamela Anderson. La rabbia, l’amore e l’accettazione della fine

In equilibrio tra finzione e realtà, Anderson in The Last Showgirl veste i panni evidentemente seducenti, eppure sbiaditi di Shelley, una showgirl ormai prossima alla pensione, o meglio al dimenticatoio, che per tre decenni si è esibita in Le Razzle Dazzle, un classico spettacolo burlesque in stile francese, offerto da un resort con casinò sulla Strip di Las Vegas. I tempi però sono cambiati e così le danze. Ciò che un tempo era sexy, ora è soltanto retrò e ciò che è retrò, deve essere abbandonato, o peggio condannato all’oblio.
Ecco perché Shelley dovrà dire addio una volta per tutte alle luci abbaglianti dei riflettori, ai vestiti di paillette e alla forza simbolica e attrattiva del palcoscenico. Pur consapevole che per lo spettacolo, ha sempre rinunciato a tutto. Dapprima alla famiglia e poi a sé stessa, ed è soltanto a luci spente che il buio tornerà a trovarla e così il passato, che non ha affatto dimenticato, restando in attesa, vigile e curioso.
Laddove il wrestler ormai sul viale del tramonto interpretato da Rourke, riceve le visite della figlia dimenticata, esclusivamente all’accettazione della fine di un lungo periodo di vita fatto di eccessi e abusi al quale dire addio, anche Shelley Gardner torna a scontrarsi con la realtà della famiglia. Quella che non l’ha mai voluta chiamare “madre”, limitandosi al nome, Shelley, poiché in fuga dal ruolo, ma non dalla parte, con tanto di lustrini e corpi nudi.
È facile accettare la fine, nonostante il tempo trascorso e il corpo mutato sempre più ferocemente ed evidentemente da quest’ultimo? No, quasi mai. Gia Coppola, giunta ormai al suo terzo lungometraggio da regista, dopo Palo Alto e Mainstream, forte di uno script di rara sensibilità e audacia, parte da qui: dalla nostra incapacità di accettare la fine, illusi di fronte ad una immortalità cartoonesca e tragica al tempo stesso. Il corpo al pari della memoria si sgretola, di qui in poi la rabbia e l’amore, che pur dimenticato resta, curandosi le ferite, in attesa di svelarsi.
The Last Showgirl: valutazione e conclusione

Il cinema americano è da sempre molto attento a quel filone ormai florido, definito “From rags to stars“, dalle stalle alle stelle. Inevitabilmente è attrattivo anche il suo esatto contrario, dunque il rovescio della medaglia, dalle stelle alle stalle. Dalle luci abbaglianti, al grande buio. Rivolgendo però una rapida occhiata al reale, dentro e oltre lo spettacolo, siamo immediatamente consapevoli della forza meta-cinematografica e documentaristica di questa riflessione. Osserviamo l’accettazione e così la non accettazione della fine da sempre, criticando questo o quell’altro divo, poiché inconsapevoli della rabbia, della delusione e della frustrazione.
The Last Showgirl, che poggia interamente sulle due prove definibili fin da ora fenomenali di Pamela Anderson e Jamie Lee Curtis, non si risparmia in fatto di rabbia, mostrando le complessità dapprima psicologiche e poi fisiche dell’abbandono e così di quella forza seduttiva in principio fondamentale e ormai sempre più sbiadita. Non è un film gentile quello di Gia Coppola, al contrario, estremamente crudo, rigoroso e attento di fronte alla violenza della collera, al buio della tragedia e così alle luci di quell’amore che non è mai svanito, soltanto rifugiato altrove, in attesa del grande ritorno.
Se è vero che con la memoria torniamo allo sfortunato e travagliato To Leslie di Michael Morris, principalmente rispetto al grande lavoro sulla linguistica e l’estetica di un’America White Trash mai realmente celata dalle paillette, è altrettanto vero che il gemello di The Last Showgirl non può che essere The Wrestler di Darren Aronofsky. Cinema crepuscolare, duro eppure dolce sull’accettazione della fine e la possibilità di un nuovo inizio.
“Signorina Potts, se trovi questa registrazione non rattristarti: la fine è parte del viaggio” dice Tony Stark/Iron Man in Avengers: Endgame, mettendo un punto definitivo al viaggio dell’eroe, seguito qualche anno più tardi da Damien Chazelle, che in Babylon ancor più ferocemente costringe Brad Pitt, o meglio, il divo hollywoodiano alter ego Jack Conrad alla resa e all’accettazione della fine, attraverso le parole taglienti, eppure sagge della critica cinematografica Elinor St. John: “Ti è stato dato un dono, sii riconoscente. Il tuo tempo oggi è scaduto, ma vivrai in eterno insieme agli angeli e ai fantasmi”.
Quanto è dura per Shelley accettare la fine. Che grande film The Last Showgirl, ad oggi il più intimo e autentico di Gia Coppola. In uscita nelle sale cinematografiche italiane a partire da giovedì 3 aprile 2025, distribuzione a cura di Be Water Film.