The Shrouds – Segreti sepolti: recensione del film metafisico di David Cronenberg
Un film autobiografico, morboso, inquieto, impaziente di conoscere il corpo e la sua decomposizione. Presentato al Festival di Cannes 77, The Shrouds è al cinema dal 3 aprile 2025.
Diretto da David Cronenberg, The Shrouds – Segreti sepolti è un racconto sincero e sentimentale, un racconto che narra il dolore, un dolore che ritorna e invade ogni cellula e scorre, con le sue inquietudini, lungo le arterie di una cinematografia dello strazio. La genialità di The Shrouds ansima tra l’ultimo respiro della donna amata e il conseguente svuotamento esistenziale.
Il pensiero fisico di David Cronenberg

La storia, come in tutte le mediazioni cinematografiche a cui Cronenberg ci ha abituato, si snoda a ritroso, senza equilibri precisi in una narrativa che, pur soffocando riesce a catalizzare il nostro più grande incubo: la perdita. E se la morte non rappresenta la perdita di un amore, il dolore però riemerge, si rigenera nello spazio, si moltiplica in modo smisurato divenendo il mostro di un ennesimo horror.
Considerato come il maestro del body horror, noi lo ribattezziamo come il genio del pensiero fisico senza pretese intimistiche, senza interpretazioni univoche, proiettato in direzioni alienanti e in visioni aperte. Un cinema che non si estranea dalla realtà, che non riveste concetti ad essa distanti ma che seduce attraverso verità segrete che si svelano nel dissesto dei sensi ingrigiti dalla paura, sconfitti dalle ossessioni, repressi dalle relazioni.
The Shrouds – Segreti sepolti è un film autobiografico, morboso, inquieto, impaziente di conoscere il corpo e la sua decomposizione. Un esame autoptico, mistura di carne e sangue, ripreso con l’utilizzo manieristico di una tecnologia che nutre le percezioni erotiche dell’autore di Crash (1996): tutto resta implicito e trasversale.
The Shrouds – Segreti sepolti non conosce il giorno, non conosce la luce.

Quattro anni fa Cronenberg aveva preparato tutto per dirci addio con The Death of David Cronenberg -film auto rappresentativo, concepito dalla straordinaria curiosità di chi osserva il proprio cadavere per comprendere quanto e quale possa essere il coinvolgimento mentre il proprio corpo si sgretola, si decompone per capire, infine, se la morte è verità o solo apparenza. Adesso, l’osservazione scrupolosa, da manuale, diviene superamento introspettivo della paura: la paura di Becca (Diane Kruger) e Karsh (Vincent Cassel).
Ciò non significa che David Cronenberg abbia iniziato ad aver paura ma che, forse, si sia liberato dalla condizione disumana de Il Demone sotto la pelle (1975) e lo abbia interiorizzato avviando una conversazione aspra, amara, inaspettata con chi sa molto di più su cosa sia morte!

Sono sensazioni che si dispiegano attraverso il fermo immagine, sempre disciplinato tra l’orrore di ciò che accade e la persuasione simbolica di un racconto che cupamente si protrae, restando fisso, immobile nelle nostre impressioni. È perfidia registica, è trappola dell’anima in cui il cervello resta paralizzato dalla sola preoccupazione di “un che sarà”. Da una parte figure umane che restituiscono consistenza al film, dall’altra il riflesso di ciò che agita lo schermo: percezione figurale di angosciose e strazianti resistenze. Come nei più lunghi incubi, Cronenberg, intercetta la figura umana attraverso la paranoia; smaterializza la memoria e ne fa una carneficina metaforica; costruisce nuove metamorfosi che si elevano come torri altissime da cui poi toccherà buttarsi. Il vuoto, la sensazione della caduta, lo stordimento, il fracasso malinconico in menti troppo piccole: continua “masticazione” emozionale che ripudia la paura, ci trasmette perversioni omicide, ci sdoppia e ci strangola.
The Shrouds – Segreti sepolti: valutazione e conclusione
The Shrouds è il “lutto” dell’incompetenza artistica, miele per gli psicopatici della parafrasi. Siamo in un limbo tra vita e morte, storditi, sonnambuli incapaci di movimenti, pedine sbattute da una parte all’altra. The Shrouds è l’ultimo attimo; The Shrouds è l’attimo prima; l’attimo prima che si spenga tutto. Nessuno ci ha pensato, o forse tutti! Attraverso la trasfigurazione, il pensiero si costruisce sempre su problematiche sociali e su un eccessivo sviluppo di esse; se in Videodrome (1983) era quello industriale, adesso il riferimento è al mondo digitale, compagno fedele di un’era che vive senza, in fondo, considerarci.
Se la cifra di David Cronenberg è il cut up e la continua e nevrotica riproduzione visiva che registra più volte una sola e stessa sequenza, in The Shrouds il regista tende a dare spazio, in lungo e in largo, a prospettive mai mostrate prima quasi a far comprendere che la morte non la si contiene, arriva da ogni parte, oltrepassa pareti e non si misura. La grammatica delle parole è sempre quella dell’esoterismo culturale che si accomoda tra il filosofo e il saggista. La struttura voyeuristica con cui si analizza l’intero film è forse il primo concetto voluto e desiderato da chi ha realizzato questa catarsi empatica tra l’esistenza e la sua inconsistenza. Il terrore è l’elemento necessario ma stavolta non storpia attraverso cavi scenografici apparenti, prende abiti normali in un’improvvisazione che, tra suono e immagine, alimenta la sensazione di non uscirne vivi. Le inquadrature restano semplici, tipiche di un convinto modernista come è David Cronenberg. La ricerca della purezza attraverso la paralisi, la sensazione che la camera sia un proiettile preciso che addentra perfettamente il soggetto a cui è destinato; l’essenza dell’eccitazione nell’esistenzialismo artistico capace di una reazione chimica consistente.
“Cerco tridimensionalità. Vorrei che le immagini avessero un carattere scultoreo, quasi fisico e tattile”.
The Shrouds – Segreti sepolti diretto da David Cronenberg, con Vincent Cassel, è stato presentato al Festival di Cannes 2024; è al cinema dal 3 aprile 2025, distribuito da Europictures in collaborazione con Adler Entertainment.