Lucio Corsi e il legame col cinema: da Carlo Verdone a Toy Story

Lucio Corsi ha un rapporto speciale con il cinema, al punto che lo ritroviamo anche in una nota serie TV.

Volevo Essere Un Duro non è (solo) il brano che Lucio Corsi ha portato a Sanremo, ma soprattutto il ponte tra il cantautore di Grosseto con il pubblico mainstream.
Perché Lucio ha pubblicato il suo primo lavoro nel 2014, quando è uscito il suo EP, cominciando a vivere la dimensione live aprendo i concerti degli Stadio, dei Baustelle, di Brunori Sas (con cui condivide tuttora l’etichetta, Picicca Dischi): il primo album è invece Altalena Boy/Vetulonia Dakar, dall’unione dei titoli dei suoi primi due EP. Eppure è solo dopo il suo debutto sul palco dell’Ariston, che gli ha fruttato un significativo secondo posto (anche se è proprio lui il vincitore morale), che Lucio Corsi è diventato popolare e conosciuto da un pubblico vastissimo e sicuramente alla perenne ricerca di un nuovo idolo musicale.

Il vento no, non è un freno, ma una spinta

lucio corsi cienmatographe.it

Tutti oggi lo conoscono e hanno imparato ad apprezzarlo anche grazie al duetto sanremese con Topo Gigio per cantare Nel Blu dipinto di Blu (Volare), che rappresenta perfettamente l’anima cantautoriale più autentica e geniale di Corsi.
Perché i suoi testi sono avvolti da una sorta di realismo magico e da un affascinante antropomorfismo: proprio come in una favola di Fedro o Esopo, le sue canzoni sembrano venire da tradizioni contadine dimenticate, legate a strutture e suggestioni fantastiche, che vivono di un linguaggio scanzonato mentre nascondono dentro un’immagine delicata e significati profondissimi.

Proprio come la sua immagine: scintillante, vagamente ispirata al glam rock di Bowie, trasognante con la sua faccia bianca, leggera come le sue melodie, segretamente e inesorabilmente malinconica.
Quello di Lucio Corsi è allora un immaginario ricchissimo dal punto di vista grafico e visuale: non per niente il suo look non passa inosservato, le sue canzoni hanno sfumature vicine a Gianni Rodari per come riescono a raccontare la vita tramite ritratti vividissimi, e tutto il suo mondo artistico riflette l’unione di tantissime ispirazioni legate dalla fantasia animata da positiva vitalità.

Freccia Bianca, Magia Nera

Si è citato non a caso David Bowie: il re del glam rock ha mostrato la via, e se in tantissimi hanno poi cercato di imitare maldestramente o meno, Corsi ha pensato di adattare quello stile alla sua ispirazione. Guardando forse gli abiti e i costumi di Velvet Goldmine, il capolavoro di Todd Haynes che sottoforma di falso biopic rievoca lo splendore e il delcino di un preciso momento storico, sociale e culturale: ma c’è anche un tocco di Joker, uno dei villain più famosi del pop, specialmente da quel viso imbiancato dal cerone.
Un cerone che guarda soprattutto al cinema e alla malinconia circense, che evidenzia ed accentua le espressioni e le emozioni.

Da Ceccherini a Pieraccioni: gli attori presenti nel videoclip di Volevo essere un duro (e non solo)

Sarà proprio per questa ricchezza di immagini evocate dalle parole e dalla musica che i video di Lucio Corsi sono pensati, girati e montati, quasi tutti, come piccoli film. Già in Volevo Essere un Duro recitano Massimo Ceccherini e Leonardo Pieraccioni, suoi conterranei (che tramite post sui social hanno mostrato di aver seguito e tifato per l’artista toscano, pubblicando anche foto insieme); ma poi basta guardare Tu Sei Il Mattino, Cosa Faremo Da Grandi, Nel Cuore Della Notte, Freccia Bianca, Magia Nera: quasi piccoli cortometraggi, con un’idea di cinema ben precisa, coerente, con una linea grafica che si rifà all’estetica di Corsi, e addirittura in alcuni casi (come Freccia Bianca, che riprende la visionarietà del cinema horror orientale).

Un amico in me: la citazione a Toy Story

A pochi sarà sfuggito che sul palco di Sanremo, nella posizione in cui il cantautore suonava il pianoforte (ovvero seduto sulla sua gamba sinistra piegata), si vedeva chiaramente che sotto il suo stivale campeggiava la scritta “andy”, stesso nome, stesso segno, stessa posizione dell’”andy” di Toy Story.

E il cinema ha comunque senza dubbio portato fortuna a Lucio.
Basti pensare che Carlo Verdone (presente come attore nel video Tu Sei Il Mattino) l’ha voluto in un episodio della terza stagione del suo Vita Da Carlo: dove la storia raccontava di Verdone stesso che come direttore artistico di Sanremo sceglieva tra i concorrenti proprio Lucio! Profetizzando quello che sarebbe successo da lì a qualche mese.

E anzi: nel finale di Vita Da Carlo, Lucio vinceva Sanremo. Scena poi tagliata in montaggio, nonostante il parere contrario del regista, per non portare male al cantante.

C’è da dire che poi l’elogio della provincia e dimensione fantastica sono poi una caratteristica che colora sia i testi che i video di Corsi. La Maremma viene rappresentata come Far West italiano, perché la sua rappresentazione è selvaggia e autentica, con paesaggi brulli e grandi distese che si alternano a borghi ricchi di storia proprio come in un film di Pupi Avati o John Ford.
Sono proprio questi mondi unici a rendere Lucio Corsi un cantautore personalissimo e unico nell’asfittico panorama musicale italiano di oggi.